Le terapie di terza generazione rappresentano il frutto della continua innovazione dell’approccio cognitivo – comportamentale ed offrono alla comunità una vasta proposta di alternative terapeutiche per favorire il benessere della persona.

Gli interventi di terza generazione si focalizzano non tanto sulla sintomatologia ma sull’atteggiamento della persona verso la propria sofferenza e verso i pensieri e le esperienze che le procurano dolore. Queste terapie mirano a modificare la relazione che la persona ha con i propri eventi interni (emozioni, pensieri, sensazioni fisiologiche).

Gli obiettivi terapeutici di questi interventi  sono quelli di favorire lo sviluppo di consapevolezza, accettazione ed apertura all’esperienza interna.

Di seguito vengono illustrate le principali terapie di terza generazione che, in linea con la tradizione dell’approccio cognitivo –  comportamentale, mostrano una grande efficacia sulla base della ricerca empirica.

 

ACCEPTANCE AND COMMITMENT THERAPY (ACT)

L’Acceptance and Commitment Therapy, semplificata nell’acronimo ACT (che si pronuncia come singola parola) è una nuova forma di psicoterapia che si basa sulla Relation Frame Theory, un importante programma di ricerche di base sulle modalità di funzionamento della mente umana (Hayes, Barnes-Holmes, e Roche, 2001). Queste ricerche suggeriscono che molti degli strumenti che le persone usano per risolvere i problemi conducono in una trappola che crea sofferenza. La  terapia prende il nome da quello che è l’obiettivo terapeutico che persegue: accettare ciò che è fuori dal controllo personale e impegnarsi nell’intraprendere azioni che arricchiscono la propria vita. Lo scopo di questa terapia è quello di aiutare la persona a creare una vita ricca, piena e significativa, accettando il dolore che inevitabilmente è connesso alla nostra esistenza.

 

DIALECTICAL BEHAVIOR THERAPY (DBT)

La terapia dialettico – comportamentale (DBT) nasce negli anni ’90 ed è stata ideata da Marsha Linehan per il trattamento dei pazienti con disturbo borderline di personalità. Oggi è considerato il trattamento d’elezione evidence – based (basato su prove scientifiche di efficacia) per il disturbo borderline di personalità e per i comportamenti impulsivi e autolesivi. La terapia dialettico comportamentale standard si è adattata ad altre condizioni psicopatologiche in cui la disregolazione emozionale gioca un ruolo importante, quali i disturbi dell’alimentazione (bulimia, binge eating), la dipendenza da sostanze, comportamenti autolesivi in adolescenza e la depressione resistente al trattamento.

 

 

 

 

COMPASSION FOCUSED THERAPY

La Compassion Focused Therapy (CFT), in italiano “terapia focalizzata sulla compassione”, è un approccio psicoterapeutico recente che si è sviluppato a partire dagli studi di Paul Gilbert (2005) da anni impegnato nella ricerca scientifica sul senso di colpa, sulla vergogna e sull’autocritica, elementi che accomunano molti disturbi psicologici.

La compassione (dal latino compati che significa “soffrire con”) è un atteggiamento empatico e sensibile verso la propria ed altrui sofferenza accompagnata dalla volontà di alleviarla. In questo modello terapeutico la compassione è connessa ad un sistema emotivo di accudimento innato nella specie umana che genera emozioni positive di calma e benessere. La CFT offre dei training per sviluppare una mente compassionevole al fine di incrementare il benessere e promuovere il cambiamento terapeutico aiutando la persona a creare un dialogo interiore gentile, non giudicante e rasserenante verso la propria sofferenza. La CFT, come mostrano numerosi studi, risulta efficace nell’aiutare le persone che soffrono di alti livelli di vergogna, autocritica e senso di colpa e che non riescono a tranquillizzare se stesse o generare emozioni di calore e auto-rassicurazione (Gilbert, 2010).

 

MINDFULNESS BASED STRESS REDUCTION (MBSR)

La Mindfulness Based Stress Reduction è un protocollo terapeutico basato sull’utilizzo della meditazione in psicoterapia. E’stato sviluppato da Jon Kabat-Zinn negli anni ottanta su pazienti terminali per la riduzione del dolore e per migliorare la qualità della vita. Oggi trova grande applicazione per la cura del dolore cronico, per problematiche connesse allo stress e per molti disturbi psicologici (disturbi d’ansia, depressione, disturbo ossessivo – compulsivo).

L’utilizzo della mindfulness rappresenta un potente mezzo di regolazione emozionale e di decentramento ed è diventata parte integrante delle terapie di terza generazione (nella DBT per la gestione delle emozioni, nella Schema Therapy per aumentare la consapevolezza di reazioni automatiche dettate da schemi rigidi e pervasivi, nell’ACT per connettersi con l’esperienza del momento presente).